MULATRIAL DEI CINGHIALI A CASARZA LIGURE … 2011

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Domenica 4 settembre gli uragani e le tempeste infestavano il pianeta, un tifone aggrediva il Giappone, un tempesta tropicale invadeva gli Stati Uniti e a Casarza Ligure in Provincia di Genova il clima non è stato da meno.


Le previsioni metorologiche avverse però non hanno fermato un centinaio di intrepidi motoalpinisti che hanno cercato le tracce dei “cinghiali a passo di mulo” poste dal MC Stella Corse nei loro monti affacciati sul torrente Petronio.

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Io c’ero, l’anno scorso una ruota tagliata mi ha scippato metà giro, quest’anno quindi non potevo rinunciare, ho passato ore ad esaminare le previsioni, a cercare nelle nuvole del satellite un “buco”, un occhio del ciclone che permettesse una pur minima speranza di girare all’asciutto ….

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Sotto un cielo plumbeo siamo arrivati al parcheggio adiacente alla neonata area trial di Casarza Ligure, un punto di aggregazione nato dalla volontà del Sindaco Claudio Muzio che ha capito quanto può essere positivo creare nelle giovani generazioni l’interesse ad uno sport che esalta la concentrazione, la riflessione e l’amore per la natura.

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Il trial infatti, pur essendo uno sport motoristico, nella sua modernità è rispettoso dell’ambiente perché gestisce con parsimonia la potenza ed esalta l’azione fisica del pilota per consentire l’avanzamento della moto, quindi si riduce l’erosione, le emissioni e il rumore risulta gestibile anche nei sentieri.
I sentieri poi i trialisti li puliscono e a Casarza ristrutturano anche un vecchio mulino ritrovato tra la vegetazione, hanno tracciato il percorso della mulatrial fino lì per farcelo conoscere, hanno documentato tutto il lavoro impiegato nel loro tempo libero, ci hanno raccontato di un campo dei primi del ‘900 cinto da muri a secco dove i ragazzi giocavano con i palloni fatti di stracci bagnati d’acqua in mezzo alle montagne….

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Ma noi quel campo e quel mulino purtroppo non siamo riusciti a vederli, l’inizio del sentiero lo abbiamo percorso all’asciutto, i primi momenti di esaltazione però sono scomparsi insieme alla polvere abbattuta dalla tempesta che ha tramutato in fiume la via di accesso ricordando al mulino i tempi in cui le sue pale giravano sotto la forza dell’acqua, impensabile salire di lì!
Per fortuna il fondo è un misto di pietre di ogni dimensione, la roccia si sgretola ovunque e solo le radici dei pini marittimi riescono a penetrare nelle fessure del terreno alla ricerca dell’acqua, ma quando piove, tra fiumi d’acqua e scariche di temporale, un fondo così ci ha permesso di salire almeno fino al ristoro.
Questa parte del giro allo Stella Corse la chiamano “università del trial”, non c’è un millimetro di tracciato che non presenti ghiaione, pietrame smosso e massi a gradini come quelli di una cattedrale dove i pellegrini devono faticare a salirli per espiare i loro peccati.

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Le soste hanno contraddistinto questa parte di giro, anche la pioggia per un po’ ha avuto compassione di noi lasciandoci arrivare quasi asciutti al ristoro ma dopo non è stato così.

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E’ stata una scusa per spazzare via buona parte delle vettovaglie, tra salame formaggio e focaccia a volontà siamo riusciti ad ingurgitare anche un po’ di crostata, una vera delizia, e poi sotto l’acqua ci siamo buttati su una parte di giro indimenticabile per il contesto particolare.

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Un sentiero scorrevole su un fondo granitico dotato di un’aderenza infinita, anche in discesa l’anteriore teneva all’inverosimile: ci siamo permessi delle curve “pennellate” in discesa mentre l’acqua sgorgava dalla visiera del casco come se fossimo sotto una cascata, impensabile!
Però di foto qui neppure a parlarne, c’è già voluto tutto il mio impegno per “vedere” la traccia tra l’umidità e il vapore che saliva dalla moto, l’erosione qui è inesistente, solo pietre sgretolate che si lavavano in breve tempo facendo sparire ogni riferimento in poco tempo.
Tempo che si giocato di noi, il sole è tornato a splendere quando siamo usciti per strada tanto che qualcuno pensava anche a ripartire per cercare il sentiero del mulino ma, si sa, il motoalpinista è come il pescatore, solo che lui ad ogni racconto aumenta le dimensioni del pesce mentre noi diminuiamo, mentendo spudoratamente, il nostro livello di fatica ….

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Quindi siamo andati al pranzo nell’area di partenza, ancora pieni dal ristoro, a consumare le trenette al pesto, preparate come una volta con fagiolini e patate, dalla proloco presso l’area sportiva del comune.

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Ci vorrà un’altra edizione per arrivare al mulino, si narra che la montagna di Casarza Ligure sia gelosa delle sue attrazioni e le voglia mostrare solo a chi sia degno di apprezzarle, a chi non si arrende al primo tentativo, quindi arrivederci all’anno prossimo ….

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